Paolo Poli, è morto una colonna del teatro italiano

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Nei giorni in cui si celebrano i 90 anni di Dario Fo, il teatro italiano piange la caduta di una sua colonna portante. Paolo Poli, morto all’età di 87 anni.
Fino a poco più di un anno fa ancora sul palco, ovviamente en travesti, Poli è stato un pioniere del teatro nazionale, un simbolo di libertà, un genio assoluto, un dissacratore nato, provocatore, surreale e fiabesco, pungente e malinconico nonché omosessuale dichiarato quando il coming out, in Italia, non si sapeva neanche cosa fosse. Erano tempi bui, tempi in cui un coraggio simile si poteva pagare a carissimo prezzo, eppure lui non ebbe alcun problema a gettare la maschera, solcando un segno da subito indelebile.
Negli ultimi anni si era più volte detto favorevole ai matrimoni gay, pur considerandoli “noiosi” e personalmente per lui tutt’altro che interessanti. Come e quanto quelli etero.
‘Gesù è nato da una madre vergine e da un padre putativo. Come famiglia, più disastrata di così non si poteva immaginare’, sottolineava con pungente ironia un paio d’anni fa su Il Foglio, per poi elargire il proprio pensiero su cosa significhi essere gay oggi: ‘bisogna vivere alla luce del sole. Sarebbe opportuno evitare di nascondersi o inventarsi pseudonimi stupidi e inutili. Come Platinette. O Vladimir Luxuria, per esempio’.
Luce del sole che nel suo caso prese vita oltre mezzo secolo fa. Anni in cui Poli, incredibile ma vero, raccontava in RAI favole per bambini, tratte da Esopo e da famosi racconti letterari. Ipotesi che oggi susciterebbe pretestuose e omofobe polemiche, come avvenuto nel 1966 con Rita Da Cascia, spettacolo comico e irriverente sulla Santa che scatenò addirittura Oscar Luigi Scalfaro, con tanto di interrogazione parlamentare.

Un uomo dalla mente sopraffina (sublimi le interviste tv degli ultimi anni, come la barbarica chiacchierata con la Bignardi andata in onda proprio la sera della VIA CRUCIS del 2012) che mai si è piegato a compromessi di alcun tipo, permettendosi addirittura di dir di no a Federico Fellini in 8 e 1/2.
Una vita per il teatro, quella vissuta da Poli, monumento dell’Universo glbtq non tanto per la sua militanza all’interno del movimento stesso quanto per la forza con cui ha sempre vissuto il proprio io, senza mai nascondersi. Neanche per un momento.

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