The Young Pope, l’omosessualità e l’omofobia vaticana vista dal Papa di Paolo Sorrentino (SPOILER)

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Si è chiusa ieri, con due puntate riuscite ad unire tutti i puntini di una prima stagione folle, provocatoria, estrema, The Young Pope di Paolo Sorrentino, serie capolavoro firmata SKY, Canal Plus e HBO che ha confermato il talento di un regista più unico che raro e la bravura a lungo sottovalutata di un attore tanto bello quanto bravo. Jude Law.
Il suo giovane e fascinoso Papa Pio XIII, inizialmente radicale, contrario all’aborto e acerrimo nemico dell’omosessualità, ha finito per sciogliersi dinanzi ad un sorriso, cambiando il proprio punto di vista ed aprendosi al mondo.
Nelle puntate precedenti Law aveva dichiarato guerra ai gay, cacciando preti e cardinali omosessuali (tanti, troppi a suo dire) e negando ai giovani prelati di far carriera, se omosessuali. Decisioni estreme che avevano portato un ragazzo al suicidio, gettandosi dal colonnato di piazza San Pietro.
Poi ieri, con le ultime due puntate, la svolta.
Lo straordinario Javier Cámara, volto almodovariano in questo caso chiamato ad indossare gli abiti del Monsignor Bernardo Gutierrez, affronta di petto la conclamata omofobia del Papa perché restio ad accettare la proposta di diventare suo segretario personale.
‘Non posso accettare. Perché sarebbe un’ipocrisia. Sono omosessuale, Santo Padre. E lei vuole gli omosessuali fuori dalla Chiesa. E’ un errore madornale non accettare gli omosessuali ed è altrettanto grave, di più forse, equipararli ai pedofili come ha fatto lei. Come fa a non capirlo, Santo Padre. Non capisce che nella pedofilia c’è solo violenza e nell’omosessualità soltanto amore?’.
Parole chiare, schiaffi che arrivano sul volto di Papa Pio XIII, che prontamente replica.
‘Se io chiedo a lei di farmi da segretario personale non sto già rivedendo tutte le mie idee sull’omosessualità?’.
Ed è così che il Papa quasi ratzingeriano di Sorrentino si apre, muta, capisce i propri errori ed accoglie un omosessuale nella sua stretta cerchia di collaboratori.
Un viaggio ai confini dei limiti vaticani, quello condotto con maestria dal regista premio Oscar, che ora guarda ad una seconda stagione che potrebbe realmente mostrarsi ‘rivoluzionaria’, dal punto di vista papale, tramutando in realtà quello sconcertante ‘sogno’ visto nella primissima puntata, quando Law sconvolse Roma con un primo epocale discorso in cui apriva ai gay all’aborto, al divorzio, all’eutanasia. Era pura immaginazione, quella, che potrebbe presto diventare programma papale nella 2° annunciata stagione. Poi certo, solo di finzione televisiva stiamo parlando. Ma meglio di niente.