When We Rise, Recensione in Anteprima dei due primi episodi diretti da Gus Van Sant

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Vincere un premio Oscar a 35 anni e alla prima vera sceneggiatura cinematografica della propria carriera non è semplice.
Dustin Lance Black, 42enne sceneggiatore di Milk, è riuscito a digerire lo ‘choc’ con la solita e invidiabile professionalità.
Per dar vita allo script di Milk impiegò 3 anni, ed ora quasi 4 ne sono passati da quando ha iniziato a cullare l’idea far ‘evolvere’ quella storia.
Ampliata e proseguita con il progetto When We Rise, miniserie evento NBC che a febbraio diverrà finalmente realtà.
Presentato in anteprima mondiale al Roma Fiction Fest, When We Rise riparte di fatto dagli eventi narrati nel 2008 dal film di Gus Van Sant, qui non a caso produttore e regista dei primi due episodi (sono 8 in totale).
90 minuti etichettabili come un vero e proprio film, che raccontano la nascita del Movimento di liberazione omosessuale in quella San Francisco che nel 1971 divenne una polveriera di libertà.
Sindaco e poliziotti dichiararono guerra ai gay, pestandoli ed arrestandoli.  Volevano far piazza pulita per spalancare le porte al ‘turismo’.
Stonewall era lontana ma qui, a Castro, prese forza una ribellione popolare che cambiò finalmente il corso della storia, con Harvey Milk capopopolo.
Van Sant, come al suo solito ineccepibile nel dirigere i giovani attori di questi primi due episodi, si affida ciecamente al ricco e intenso script di Lance Black, ispirato a storie vere e a fatti realmente accaduti.
Una sceneggiatura grondante emozioni, che spazia da un personaggio all’altro con maestria, delineando sapientemente forze e debolezze.
Dal giovane Cleve Jones, in Milk interpretato da Emile Hirsch e in questo caso prima da Austin P. McKenzie e poi da Guy Pearce, a Roma Guy, esponente del movimento per i diritti delle donne, fino a Ken Jones, reduce del Vietnam e attivista per i diritti dei neri.
C’è spazio per tutte le ‘diversità’ in When We Rise, in un crescendo di passione politica e civile che travolge lo spettatore, probabilmente mai tanto ‘educato’ in ambito LGBT dal punto di vista televisivo.
When We Rise si può infatti considerare il progetto definitivo sulla lunga, faticosa ma proficua battaglia dei diritti LGBT, conquistati su strada in tempi in cui a nessuno sarebbe mai venuto in mente di ‘cacciare’ transgender e drag queen perché troppo ‘colorate’ e ‘provocatorie’.
Una ricostruzione storica impressionante, quella della San Francisco degli anni ’70, pensata e realizzata per un pubblico mainstream, tanto etero quanto omosessuale, vista l’indifendibile ignoranza in materia che ancora oggi regna persino tra i ragazzi gay e le ragazze lesbiche.
Perché ciò che oggi viene dato per scontato ha preso vita 40 anni or sono, tra manganellate e spray urticanti, celle e gas lacrimogeni, lobotomie frontali ed elettrochoc. Tempi in cui scorprire che no, non si era soli, era già di per se’ una conquista.
Lance Black e Van Sant sembrano quasi voler scuotere la comunità LGBT odierna, troppo spesso divisa al proprio interno e incapace di seguire una strada condivisa. Quella dell’unità, della famiglia, del tenersi per mano di fronte alle difficoltà e alle ingiustizie. Perché stiamo tutti sulla stessa barca, dinanzi alle prepotenze, che voi siate bianchi, neri, etero, gay, transessuali, bisessuali. In 8 episodi da 45 minuti l’uno Lance Black ripercorre 40 anni di ‘battaglie’, attraversando il corso della Storia tra AIDS e diritti fondamentali, e omaggiando persone che contro tutto e tutti hanno dedicato le proprie esistenze per dare la possibiltà a noi, uomini e donne del 2017, di vivere in un mondo migliore.