Venezia 2017, Marvin di Anne Fontaine vince il QUEER LION

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Marvin è un adattamento sensibile ed ispirato del romanzo autobiografico di Édouard Louis ‘Il caso Eddy Bellegueule’ che racconta la crescita ed il difficile coming out di un giovane gay in un villaggio rurale dei Vosgi. La pellicola diretta da Anne Fontaine tratteggia il percorso di questo ragazzo, da adolescente bullizzato a scuola e vessato a casa ad artista sicuro di sé ed in grado di trasformare la propria storia in una esperienza artistica catartica ed ispirata. Sia il giovanissimo Jules Porier che Finnegan Oldfield forniscono un’interpretazione eccellente di Marvin in momenti differenti della sua vita, in un film che è tanto toccante quanto avvincente.”

Con queste parole Brian Robinson, presidente di giuria, ha annunciato il vincitore del Queer Lion 2017, premio da 10 anni assegnato al film LGBT più meritevole della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Un’annata povera, va detto, quella attuale, con titoli poco ispirati e ficcanti.
Marvin in testa, estremamente limitato dall’infinita sequenza di luoghi comuni sul mondo gay e sull’accettazione.

Protagonista Martin Clément, alla nascita Marvin Bijou, fuggito da un piccolo villaggio di campagna.
Un ragazzo che è sfuggito alla sua famiglia, alla tirannia del padre e alla rassegnazione della madre. È sfuggito all’intolleranza, al rifiuto e al bullismo che l’ha escluso e marchiato come “diverso”. Contro ogni previsione, trova degli alleati. Dapprima Madeleine Clément, la preside della scuola media che lo introduce al teatro, e il cui cognome adotterà in seguito come simbolo della sua salvezza. Successivamente Abel Pinto, suo mentore e modello di riferimento, lo incoraggerà a raccontare la sua storia sul palcoscenico. Infine, Isabelle Huppert (nella parte di se stessa) lo aiuterà a produrre e a mettere in scena il suo spettacolo. Marvin/Martin rischierà tutto per creare questo spettacolo che, spingendosi ben oltre il concetto di successo, rappresenta il cammino verso la realizzazione di sé.
A seguire le note di regia da parte della Fontaine, per un titolo al momento ancora privo di distribuzione italiana.

La storia di Marvin è complessa. Affronta la questione della società contemporanea e delle sue falle, dei suoi binari morti, di un’equazione morale più ampia e senza tempo: la redenzione non è forse un tradimento di sé stessi? È possibile reinventarsi senza dover inventare daccapo tutto quello che ci circonda? È possibile amare chi ci dà una nuova vita senza tuttavia smettere di amare chi ci ha donato la nostra prima vita, quando l’una e l’altra si escludono radicalmente? La storia di Marvin è violenta, estrema, ma vorrei che il film che ha ispirato ci ricordasse che la cenere e i diamanti sono profondamente collegati e che a volte è necessario intraprendere un lungo e duro cammino prima di ritrovare la strada di casa.