Napoli Velata, nuovo trailer e note di regia di Ferzan Ozpetek

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Un incontro. Un delitto. Una città piena di segreti.
Napoli Velata, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, uscirà nei cinema d’Italia il 28 dicembre.
In una Napoli sospesa tra magia e mistero, ragione e follia, la vita di Adriana (Giovanna Mezzogiorno) viene sconvolta da una passione travolgente e da un delitto violento. L’incontro con Andrea (Alessandro Borghi) risveglierà infatti sensi, trasgressione e ombre difficili da cancellare.
Un cast d’eccellenza per il regista turco, che torna a dirigere Giovanna Mezzogiorno dopo quattordici anni da “La finestra di fronte”.

02833 Alessandro Borghi e Giovanna Mezzogiorno in Napoli velata_foto di Gianni Fiorito
Protagonista Alessandro Borghi, che darà vita ad un’intensa scena di sesso con Giovanna, insieme a Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Biagio Forestieri, Lina Sastri, Isabella Ferrari, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Loredana Cannata, Carmine Recano, Angela Pagano, Antonio Braucci, Antonio Grosso.
Oltre al nuovo trailer, da poche ore diffuso, ecco oggi arrivare anche le note di regia dello stesso Ozpetek, che motiva la scelta di Napoli e racconta la genesi del film.

02118Anna Bonaiuto e Giovanna Mezzogiorno in Napoli velata - foto di Gianni Fiorito

Durante il mio soggiorno a Napoli, alcuni anni fa, per curare la regia de La Traviata al San Carlo, mi è capitato di assistere alla ‘figliata’. E’ un rito arcaico legato profondamente alla cultura napoletana dei ‘femminielli’ e che mette in scena il parto maschile. Mi aveva molto colpito il fatto che tra gli spettatori e gli ‘attori’ venisse steso un telo semi trasparente perché tutto doveva essere soltanto intravisto, perché la verità va più sentita che guardata direttamente nuda e cruda negli occhi. Così come nella scultura marmorea del Cristo Velato il velo, proprio coprendole, rivela ancora meglio le forme del volto. Il velo non occulta ma svela. Questo inno all’ambiguità mi sembrava una sintesi perfetta di una città in cui convivono, quasi in un perfetto amalgama, religione e scienza, paganesimo e cristianesimo, superstizione e razionalità. Da tempo sapevo che avrei voluto fare un film a Napoli, la quarta città dopo Istanbul, Roma e Lecce, in cui mi ero sentito subito come a casa. Quando ho iniziato però ad elaborare il soggetto prima ancora di girare Rosso Istanbul, il film non era ambientato a Napoli. Come in altri miei lavori (e penso soprattutto a Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Cuore sacro) volevo raccontare di come una donna, sconvolta da un avvenimento traumatico, improvviso e inaspettato, sia costretta a rimettere in discussione tutta la propria vita e intraprendere così un percorso di cambiamento che diventa indagine dentro a se stessa e al proprio passato. Un viaggio interiore che stavolta più lo approfondivo e più mi accorgevo quanto fosse ambiguo e sfuggente. Il personaggio oscillava tra sessualità, bisogno d’amore e chiusura netta alla realtà. Entrare nella mente di Adriana era come esplorare una città, percorrerne vicoli e piazze come in un labirinto di cui cambiavano continuamente le dimensioni e i colori. E allora ho capito che la città che era nella mente di Adriana non poteva che essere Napoli, che – come faccio dire nel film – ‘i suoi misteri non li svela a nessuno’. La Napoli del lungomare Caracciolo, dei palazzi austeri e aristocratici, in cui si sentono ancora gli echi di tradizioni prestigiose e di una grande cultura. E ho costruito il film con un susseguirsi di avvenimenti a sorpresa come nella ‘tombola vajassa’, anche questa tipica della tradizione dei ‘femminielli’. Ogni numero che viene estratto ha un significato legato alla ‘smorfia’ e, mano a mano che i numeri escono, si legano in una sequenza logica, creando una storia che prende forma dalla casualità del sorteggio. Ho cercato così di estrarre, diciamo in maniera creativa, anche i numeri della mia memoria cinematografica, senza pregiudizi. Non a caso ho girato molte scene in una antica casa che in precedenza si era aperta solo due volte ad un set cinematografico, L’oro di Napoli di De Sica e Viaggio in Italia di Rossellini, per raccontare una storia che però attinge anche a molti generi diversi del Cinema italiano più popolare. Questo film sfiora molti elementi del melodramma, del noir. È un mistery che sfocia nel thriller dei sentimenti pieno com’è di avvenimenti, sorprese, colpi di scena. Ma non credo possa mai somigliare a un vero e proprio film di genere. Sicuramente un film sulla passione d’amore e dei sentimenti stravolti da vicende inaspettate, sconcertanti e misteriose.

Ferzan Ozpetek

Fotografo: Gianni Fiorito.

Fotografo: Gianni Fiorito.