Così vicini così lontani, arriva il film sul bullismo e sull’omofobia scolastica

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Diretto da Alessandro Varisco, realizzato grazie al contributo di donazioni per un totale di budget di 30.000 euro, sovvenzionato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e girato nella provincia di Pordenone, COSI VICINI COSI LONTANI è un film sull’adolescenza, sul bullismo, l’omofobia.
Protagonisti Andrea, Camilla, Aurora, Luca e Anthony, ragazzi che hanno molte cose in comune: hanno 19 anni e sono all’ultimo anno di scuola superiore di un Istituto superiore di un paesino in provincia di Pordenone.
E tutti e cinque, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei,
spesso vittime di Bullismo.
La forza di quel sodalizio aiuterà i tre protagonisti a vincere le paure e le difficoltà che la società moderna offre.
In sala a marzo, il film sarà presentato il 2 marzo proprio a Pordenone.
A seguire le note di regia.

Cosi Vicini Cosi Lontani è un film che ha per protagonisti cinque adolescenti. Un film che, per le
tematiche che tratta è rivolto a tutti, adulti e non, ma che parla soprattutto ai ragazzi. Ecco, se
posso esprimere un desiderio, mentre scrivo queste note e il film non ha ancora iniziato la sua
strada nel mondo esterno, il desiderio è questo: vorrei che Così Vicini Così Lontani fosse un film
soprattutto per loro, per i ragazzi, per quei tanti ragazzi vittime silenti del Bullismo che dilaga nelle
nostre scuole e non solo nelle scuole. Per tutti quei ragazzi che non trovano il coraggio di aprire il
loro cuore alle confidenze ai più grandi o agli insegnanti. Ragazzi che mettono al primo posto
l’amicizia. Che si sentono soli. Che hanno una terribile paura di essere diversi, e di venire giudicati.
Di ritrovarsi un’etichetta addosso. Qualunque essa sia. La scuola non sempre è silente, ci sono
professori che si battono perché nei loro istituti non si verifichino questi atti di bullismo. Una
scuola che forma e non che divide. Nel nostro caso abbiamo due esempi di scuola: quella che
forma e anche attraverso il percorso di lavoro nei propri laboratori insegna una professione, e
dall’altro una scuola che spesso e volentieri non vuol guardare in faccia la realtà e finisce per
essere complice.
Cosi Vicini Cosi lontani è tratto da alcuni racconti che mi sono stati fatti in questi anni da alcuni
genitori di adolescenti che ho conosciuto.
In Così Vicini Così Lontani la città in cui vivono i cinque personaggi, Pordenone, ha un’importanza
fondamentale. Mescola vecchio e nuovo, un centro storico bellissimo, la periferia dei capannoni e
numerose scuole superiori moderne, con un campo di basket e larghi corridoi sul modello dei licei
americani. In questa città ci sono palazzine anni Settanta, caserme militari dismesse e alcune
ancora attive e poco lontano vecchi casali, e intorno c’è una strada provinciale su cui corrono i
camion ma si va anche in bici. Siamo alle pendici della Pedemontano, non lontani dalla base
americana di Aviano. C’è un fiume bellissimo, che scorre nella città. Ci sono dei giardinetti, dove
fatalmente ci si rivede tutti. Una stazione crocevia per raggiungere in poco meno di un’ora Trieste
e Venezia. Qui la moda, musica e social network dei ragazzi sono gli stessi che esistono in ogni
parte del mondo occidentale, eppure si gira in bicicletta, e si va a fare il bagno al fiume. Qui la
persona che crea una pagina su internet per insultarti è il figlio del macellaio da cui tua madre fa la
spesa. Un mondo chiuso in pochi chilometri, ma in cui si usa WhatsApp per darsi gli appuntamenti,
o per scrivere brevi frasi che non si ha il coraggio di dire a voce. Parole d’amore o insulti feroci. Di
notte improvvisamente questa città sembra magica, quando non c’è nessuno in giro, la via del
centro storico Garibaldi ti porta al centro della città, e se anche si sera spesso in inverno non c’è
nessuno, camminando in pochi minuti arrivi al maestoso campanile di San Marco sede della
Diocesi di Pordenone, o all’antico palazzo comunale sede del governo della città.

Andrea, Camilla, Aurora, Luca, Anthony. Cinque ragazzi 19enni, circondati da una classe – e da una
scuola – di coetanei. Per il casting abbiamo voluto coinvolgere ragazzi pieni di passione e
entusiasmo, cercando di costruire con loro un progetto comune: non un semplice casting quindi,
ma il racconto di un mondo di adolescenti realizzato insieme, con grande sincerità e onestà
intellettuale, e cuore. Non volevo che i ragazzi scelti, in diversa misura coinvolti, si limitassero a
recitare o interpretare dei personaggi; volevo portassero in questo racconto le loro esperienze e le
loro vite, come se Così Vicini Così Lontani fosse una testimonianza della loro bellissima e fuggevole
età di passaggio. Per questo ho incontrato più di 100 ragazzi provenienti anche dalle regioni

limitrofe. È stato emozionante come nessuno dei casting dei miei lavori precedenti. Accanto ai
ragazzi, per i ruoli degli adulti, ho voluto coinvolgere attori con esperienze artistiche di rilievo,
perché ho creduto che di questa storia andasse preservata, e trattata con cura, la possibilità di
identificazione, la verità emotiva del racconto. Così Vicini Cosi Lontani è un film sulla fragilità della
giovinezza, sul pericolo che si nasconde dietro un insulto volgare, sulle ferite e sulle gioie
improvvise. Al pericolo che una foto scattata male possa diventare virale e colpire l’identità più
intima dei ragazzi fino ad annullarne il significato più profondo, Un film su un’età in cui tutto
quello che succede è il centro del mondo: una brutta scritta sul piazzale esterno della scuola,
l’invito mancato a una festa, le offese ricevute dai compagni perché “diverso”, le angherie di alcuni
compagni perché troppo bravo a scuola. Un film che è una commedia, che è vitale e vivo, fino a
quando non arriva il pericolo. Un film che piuttosto che definire commedia oserei definire
drammatico ma anche salvifico, il ruolo dell’amicizia e dello sport insieme come armi per vincere
sui più forti. Dietro alla marginalità si scopre un mondo buio, un mondo dove chi è più forte
prevarica sui più deboli
Non ho paura di dire che tengo moltissimo a questo film, per le tematiche che affronta, e per
come le affronta. Per l’importanza, anche personale, che ha per me raccontare questo tema, le
meccaniche del bullismo, il rischio dell’infelicità, il pericolo per i ragazzi, in questo preciso
momento storico, dove il dilagare del Cyber-bullismo rende tutti inermi e vulnerabili. E poter
parlare oggi di bullismo e adolescenza, di omofobia e isolamento, con una storia e dei personaggi
che raccontano la loro voglia di vivere e di resistere, era per me diventato una questione di
necessità. Il mio obiettivo è dar voce a tutti quei ragazzi che ancora oggi per paura hanno difficoltà
ad avere voce, non si aprono, non si confidano, non vincono quel muro che li separa dalla vera
libertà. Tengono tutto chiuso dentro nel cuore fino ad arrivare al gesto più estremo per attirare
l’attenzione su di sé, o semplicemente perché capiscono che non c’è più nulla da fare per
combattere quel mondo che fuori appare tanto bello ma dentro di loro li logora e li rende schiavi
dei loro aguzzini.
Mi piacerebbe che quello che ne verrà fuori dalle riprese del film fosse qualcosa di educativo e che
spinga tantissimi adolescenti a parlare, a smetterla di stare zitti per paura. Vorrei parlare a tutti i
giovani, arrivare al loro cuore. Un film sulla bellezza e sul terrore che ci fa la vita. Un film per il
quale non si ha paura di ridere e di piangere.
Sicuramente l’avventura più grande, e per me più bella, che io abbia mai affrontato, io stesso
vittima di Bullismo alle scuole superiori perché considerato troppo sfigato.